Origini e stili

LE ORIGINI DEI BAR

Evoluzione dei bar

Si può affermare che bar e caffè siano fra loro strettamente correlati, non solo perchè la tazzina di caffè è il prodotto più richiesto al bar, ma perchè i primi bar nascono proprio come caffetterie.

Senza scomodare "La Bottega del Caffè" di Goldoni, già nel 1570 risulta che a Venezia fosse stata aperta una caffetteria, di certo l'antenata del bar di oggi.

La prima caffetteria nasce in realtà nel 1554 a Costantinopoli e trova un fertile terreno a Venezia, basti pensare che già a metà del XVIII secolo si contavano 218 botteghe del caffè; poi si aprirono caffetterie a Marsiglia nel 1659, ad Amburgo nel 1679, a Vienna nel 1683 e ad Oxford.

Non è strano che l'Inghilterra sia stata l'ultima ad avere una caffetteria, perchè gli Inglesi avevano già un luogo di incontro aperto al pubblico: la Public House.

Nel '700 fu un fiorire di caffetterie in tutta Europa, luoghi di ritrovo per parlare d' affari o, più semplicemente, fare quattro chiacchiere, punti di riferimento di letterati e studiosi; non a caso il primo giornale periodico italiano fu chiamato "Il Caffè" e che il Caffè Greco di Roma, già alla fine del '700, era tappa obbligata e luogo di consacrazione per tutti gli artisti europei.

Per non parlare poi della Francia dove, nel periodo della Rivoluzione, i Caffè erano luoghi in cui si parlava soprattutto di politica, tanto che ogni locale si distingueva per una tendenza: chi lo frequentava era di quel partito.

Si affermava il concetto di un luogo aperto al pubblico in cui bere qualcosa ed intrattenersi.

I primi bar sorgevano comunemente in una piazza che, a partire dall'antica Grecia, è sempre stata il centro di aggregazione della popolazione: contrattazioni, offerte di lavoro, movimenti di pensiero, scambi di opinioni avvenivano nei bar o subito fuori. Chi voleva incontrare qualcuno andava in piazza, al bar. Si è così radicato nel vivere quotidiano un tipo di pubblico esercizio, aperto anche nei giorni festivi, con orari allungati, la cui offerta si è andata sempre più arricchendo.

Il bar, rispetto ad altri luoghi di ritrovo, ha subito manifestato la capacità di adattarsi alle richieste dei clienti, seguendo a volte, anticipando spesso.

Nell'immediato dopoguerra, il bar ha assunto una funzione sociale di aggregazione non più di elite, ma di massa.

E' ancora nel ricordo collettivo il barettino sottocasa, un po' paesano e non particolarmente rifornito, in cui trovarsi la sera per una partita a carte o a boccette, per guardare la TV, quando ancora la televisione erano pochissime famiglie a possederla.

Il bar si fa punto di riferimento anche per i più giovani, nel tempo conquista tutte le fasce di età, ceto e cultura.

Il bar non è solo esercizio di mescita e somministrazione, ma detentore di un ruolo sociale.

Il bar come simbolo della provincia italiana, almeno fino agli anni '70.

Poi il bar cambia, si evolve. Ma non tanto nello "spirito" che rimane sempre un luogo di ritrovo e punto di riferimento di un pubblico variegato, quanto nello stile di vita di tutti noi.

E' aumentata la fascia di coloro che vivono "fuori casa" per motivi di lavoro o di svago, si è fatta più attenta la scelta dei consumatori sia per qualità che per quantità, si è evoluto il gusto estetico, sono cambiati i modelli di consumo.

Il bar, più di altri esercizi, si è adeguato alle richieste; non più, e non solo, storico fornitore di caffè e cappuccini con brioches, ma anche locale che offre panini e tramezzini, snack e insalatone, aperitivi e cocktails, cioccolateria per il pomeriggio, meeting point per i giovani grazie anche alla musica, servizio di pay-tv internet e fax, fino alle recenti trasformazioni in wine bar o in shopping bar.

Qualunque modello di bar si osservi, l'imperativo per il gestore è: offrire prodotti di qualità in un luogo accogliente e particolare. Solo così il bar continuerà a mantenere quel ruolo sociale che da sempre lo caratterizza. Nuove tipologie e nuovi format avanzano: il bar simbolo della nostra civiltà, con essa si trasforma.